Il girone di ritorno

“Quando ero piccolo seguivo mio padre, pescatore, nelle sue uscite verso le coste tunisine; lampedusani e tunisini pescavano nello stesso mare, lo stesso pesce azzurro con le stesse reti. Spesso ci fermavamo per qualche giorno a Moknine, Mahdia, Monastir, in qualche porto tunisino e giocavo a calcio con i bambini del posto, ed è lì che ho imparato a parlare la loro lingua”.

Mar Mediterraneo, Isole Pelagie, 27 luglio 2011, un mercoledì pomeriggio. Io e Laura girovaghiamo per l’isola affamate di storie (e assetate data la temperatura!). Sotto un sole cocente, e in una Via Roma quasi deserta, il signor Peppo, come ogni persona con tanti anni di vita da raccontare, ha subito iniziato a mostrarci attraverso i suoi occhi come ha vissuto l’arrivo dei migranti tunisini in seguito alle rivolte meglio conosciute come “Primavera Araba”.
Quell’inverno ne aveva visti a migliaia girare per il paese, e ogni giorno dava loro un euro e una parola nel suo tunisino dei ricordi d’infanzia. Con gli occhi ancora lucidi, e un sorriso pieno di esperienze, ci racconta di come durante quelle giornate di metà febbraio a fargli compagnia ci fossero dei giovani che giocavano di fronte casa sua, in piazzetta, e che chissà forse erano i nipoti di quei bambini con cui un tempo aveva giocato anche lui.
Nella squadra dei lampedusani quest’anno c’era un altro Giuseppe, il nipote che porta il suo nome, e che orgogliosamente ha pubblicato le foto del derby mediterraneo sul suo profilo Facebook.
È il girone di ritorno, non potevamo pensare che la sponda sud si sarebbe accontentata per sempre di giocare in casa!

Lampedusa è Italia, Lampedusa è Europa, ma durante la sua vita Peppo è stato più volte in Africa che “in continente”. Nel suo arcipelago si mangia kuskus accompagnato da buon vino, le case sono arabe arredate all’italiana. Oggi però è deluso, la sua bella isola è “k.o.”, non ci sono turisti nella via principale del paese, mentre fino all’estate scorsa non si riusciva nemmeno a camminare.

Lampedusa vive oltre che di turismo anche di pesca, e mi piace vedere i migranti come pesci del mare, con il diritto di potersi muovere liberamente e ovunque; fino a quando non succede che in alto mare, lontano dalle coste, le reti si trasformano in C.I.E., che come ai pesci tolgono la vita, ai migranti privano la libertà.

 

 

Picture on top: “Lampedusa, Isola dei Conigli” by Pietro de Seta

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