Limonata e caffè

Giorgia era seduta, ginocchia al petto, sul terrazzo turistico della Kasbah marocchina dove pochi mesi prima aveva conosciuto Maurizio. Di fianco a lei turisti italiani e francesi sorseggiavano allegri i loro tè alla menta e sgranocchiavano biscotti scambiandosi ricette e consigli. Giorgia non li vedeva nemmeno, lo sguardo fisso a perdersi in avanti, sul fiume e poi oltre, nell’Oceano.

Stava aspettando Maurizio, il suo Maurizio. Stava sperando forte, con tutte le sue forze, che arrivasse solo. L’ultima volta che lo aveva visto, teneva per mano la sua promessa sposa, Aisha. Forse si erano sposati davvero, forse c’era anche un figlio in arrivo. Giorgia non lo sapeva e tutto sommato non le interessava. Quello che invece voleva sapere era perché Maurizio l’avesse chiamata e le avesse fatto prendere il primo aereo utile. Ma soprattutto le sarebbe piaciuto sapere perché lei lo aveva fatto senza esitare. Aveva ancora il cuore spezzato, l’animo sgualcito, quel dolore allo stomaco fisso e tipico di chi soffre per amore. Ma era lì, come da appuntamento, e le sue ginocchia premevano sempre più forte sui seni come per vedere se era tutto vero, se poteva ancora sentire dolore o se era tutto torpore nella sua vita.

Pochi mesi prima aveva vissuto la più spettacolare storia d’amore che avesse mai potuto sperare, in giro per i suq delle più belle città marocchine, dove lei e Maurizio si spacciavano per marito e moglie per poter affittare senza problemi i loro nidi d’amore decorati a mosaico. Era stato bellissimo passeggiare nella neve a Ifrane, acquistare la shawarma a Marrakech o surfare ad Agadir. Era con lui che Giorgia aveva scoperto la gioia di vivere e il dolore di morire. Ed era per questo, forse, che era lì.

Poi era successo un casino, nemmeno lei capì bene cosa successe, ma venne fuori che Maurizio era ufficialmente fidanzato con Aisha, una giovane marocchina figlia di un importante imprenditore che aveva affari in Italia. Un matrimonio interessato, aveva detto lui; ma a Giorgia cosa poteva interessare? Sempre matrimonio era, e non era con lei.

Maurizio la vide subito, in tutto il suo splendore mediterraneo. Si fermò a guardarla, si accese una sigaretta e sospirò a lungo. Non si muoveva, restava a fissarla con il cuore gonfio. L’aveva fatta venire perché tra loro era rimasto un conto in sospeso. Lui avrebbe voluto averla sempre accanto, sarebbe stata la sua amante perfetta, la sua vera compagna di vita. E invece era fuggita, senza più rispondere al telefono, alle mail. Non credeva che avrebbe usato il biglietto aereo che le aveva spedito per posta, ma ora era lì, davanti a lui, rannicchiata su se stessa come un riccio.

Le si avvicinò, il cuore in gola, un orgoglio ferito che non sapeva se essere arrabbiato o terribilmente intenerito.

–        Ciao.

–        Ciao.

–        Sei venuta.

–        Sì.

–        Sediamoci ad un tavolo.

Si sedettero. Giorgia non sapeva cosa dire. Avrebbe voluto chiedergli tutto quello che voleva sapere, voleva tempestarlo di domande. Ma sapeva che non era per essere tartassato di dubbi che l’aveva fatta venire in Marocco. E sapeva bene che non era nemmeno per chiederle di sposarla. Aveva qualcosa da dirle e lei aveva deciso che avrebbe semplicemente aspettato in silenzio che gliela dicesse.

–        Ti amo. – Sbottò lui.

–        Smettila.

–        Sul serio.

–        Non importa.

Il cameriere arrivò a interromperli.

–        Una limonata per favore, fa un caldo qui da voi! – ordinò Giorgia

–        Io prendo un caffè grazie – chiuse lui.

Maurizio cominciò un monologo su quanto fosse realmente innamorato di lei, su come avrebbe potuto lasciare la moglie, su quanto poco gli interessasse il fatto che probabilmente avrebbe perso un importante cliente.

Giorgia guardava la sua limonata, poi fissava la tazzina di lui. Non lo ascoltava, anzi, proprio non lo sentiva.

–        Giorgia.

–        Dimmi.

–        Mi stai ascoltando?

–        No.

–        Senti, io non posso stare qui a…

Lei non lo faceva apposta. Aveva capito. Aveva capito finalmente tutto. Il suo cuore non faceva più male, la sua anima era tornata in piedi.

–        Giorgia!

–        Maurizio, io credo che dovrei andare.

–        No, tu adesso stai qui e mi spieghi perché non mi ascolti. Ti sto dicendo che ti amo!

–        Cosa ti aspetti? Che cada ai tuoi piedi? Fino a dieci minuti fa lo avrei fatto. Ma ora no, ora ho capito.

–        Cosa? Cosa hai capito? Io ti amo, tu mi ami. Dove sta il problema?

–        Non siamo fatti per stare insieme. È stato bello. Anzi, tra noi è stato fantastico. Ma io ora devo andare, e tu devi andare dalla parte opposta. Paghi tu?

–        Sì. Cioè, no. Aspetta. Cosa stai dicendo?

–        Limonata e caffè, Maurizio. Il caldo e il freddo. Il nord e il sud. Il bianco e il nero. Capisci? Noi non siamo fatti per stare insieme, come la limonata col caffè.

Giorgia si alzò, lasciando a Maurizio la sua perplessità e la sua incapacità di capire. Erano mesi che non si sentiva così leggera, così piena di gioia e calma. Aveva finalmente trovato quello che voleva: una prova. La prova che anche gli amori che sembrano i più insormontabili, non valgono un cazzo.

Picture on top: “Coffee table after dark” by May Atallah http://www.may-a.com/ 

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